I razzi Katyusha arrivano in Yemen: tra Arabia Saudita e Iran è guerra per procura
Da più di due anni ho posto l’attenzione di alcune mie analisi su un teatro che sembrava essere nuovo, quello dello Yemen. Già nel luglio 2007, in un’analisi per Equilibri.net ("Yemen: un nuovo teatro per lo scontro tra sunniti e sciiti"), mettevo già in evidenza le tendenze che oggi paiono essere arrivate a manifestarsi sotto gli occhi di tutti. Sempre sula rivista di geopolitica e relazioni internazionali Equilibri.net tornavo sull’argomento Yemen lo scorso gennaio, ad analizzare le condizioni precarie delle istituzioni yemenite ed il sero rischio di collasso istituzionale ("Yemen: sull’orlo del fallimento"). Sulle pagine di questo blog ho trattato nuovamente l’argomento in più di un’occasione, come nei post dello scorso 4 aprile ("La guerra tra Iran e Israele cambia teatro: il Mar Rosso") e, più recentemente, due mesi fa anche per Il Caffè Geopolitico ("La guerra nascosta"). Infine, in un Policy Brief dello scorso giugno mettevo in evidenza gli enormi pericoli per la stabilità e sicurezza di tutta le regione, derivanti dallo scontro interno yemenita ("Instabilità nel Golfo di Aden: terrorismo e pirateria").
Tutte queste citazioni vogliono solo dimostrare come da molto tempo, dunque, chi si occupa di dinamiche mediorientali in modo più approfondito rispetto ai media tradizionali, non può non rendersi conto di quanto le fratture nell’area si stiano allargando e, in parte, spostando verso Sud-Ovest. Ciò per molti motivi, di cui il principale è sicuramente, come già sottolineato altre volte, la mancanza di istituzioni solide nello Yemen e la conseguente presenza di gruppi organizzati, con diverse forme di sponsorship, che combattono non solo una guerra civile nel Paese, ma sono espressioni di istanze geopolitiche e politiche di altri attori.
E’ in questo contesto che non devono stupirci i continui scontri che avvengono in questi giorni alla frontiera dello Yemen con l’Arabia Saudita, in cui interviene lo stesso esercito dei Sauditi a dar manforte al Presidente yemenita Saleh contro la guerriglia di ispirazione sciita di al-Houthi. Lo Yeme è a tutti gli effetti diventato il terreno di scontro di Riyadh con l’Iran e gli scontri di queste settimane ne sono la riprova. D’altro canto, è di ieri la notizia, diffusa da varie fonti giornalistiche, circa l’uso da parte di questi ribelli di armi di cui non eran odotati fino a poco tempo fa, come i razzi Katyusha.
Si tratta degli stessi usati da Hezbollah contro lo Stato di Israele e sono, quasi senza ombra di dubbio, di provenienza iraniana. Nei giorni scontri, del resto, un mercantile tedesco era stato fermato dai controlli israeliani nelle coste mediorientali, dopo aver fatto tappa anche in Yemen, trasportando 500 tonnellate di armi ed esplosivi, tra cui anche Katyusha, destinati dall’Iran ai suoi alleati nella regione. Teheran, stando a queste fonti, starebbe dunque incrementando il supporto alle fazioni anti-sunnite fuori dal proprio territorio nazionale. Se in Palestina e Libano è un po’ più difficile arrivare, il teatro offerto dai ribelli di al-Houthi in Yemen sembra essere ottimale per il contrabbando di tali armi. L’Arabia Saudita ha già risposto in prima persona a tali mosse, scatenando di fatto una guerra per procura tra Teheran e Riyadh, combattuta a discapito delle fragili istituzioni yemenite.
Gli scenari non lasciano presagire niente di positivo e, se in questa cornice si aggiunge il nuovo reclutamento di guerriglieri in Yemen anche dalle fazioni estremiste sunnite, affiliate ad al-Qaeda, si comprende quanto l’area intorno allo Yemen potrebbe essere la prossima area di crisi a livello regionale e, data la sua importanza geopolitica e strategica, potenzialmente internazionale. Sta anche ai governi occidentali riuscire ad intervenire in tempo e tentare di salvare la macchina istituzionale e statale in Yemen, altrimenti la situazione potrebbe deteriorarsi sempre di più e diventare del tutto incontrollabile.
