Stefano Torelli - World In Progress

November 9, 2009

9 novembre 1989 - 9 novembre 2009: Europei in cerca di Europa

Filed under: Daily updates, Europa

Venti anni fa crollava un muro e nasceva una generazione. Proprio così, perché al di là dell’evento storico in sé, delle colonne di automobili che dalla Germania Est e da altre parti del blocco sovietico si recavano, i giorni precedenti al fatidico 9 novembre, verso l’Ungheria che aveva aperto le frontiere con l’Austria e, dunque, verso l’Ovest e la libertà; al di là delle picconate che hanno abbattuto quel muro la notte del 9 novembre, dopo quasi trent’anni di esistenza; al di là delle immagini dei berlinesi che si abbracciavano dopo aver scavalcato o creato brecce in quel muro; al di là di tutti questi ricordi e della storia, c’è una generazione di ragazzi e di “Europei”. Non si parla tanto di Europei nel senso comunitario dell’Unione Europea, quel progetto rivitalizzato proprio dalle macerie di quel muro e che per una stagione intera (tutti gli anni ’90) ha avuto l’illusione di creare un nuovo soggetto politico che potesse incidere sulla vita politica internazionale quanto (se non più) degli Stati Uniti, allargandosi sempre più verso Est e dando l’impressione che potessero nascere gli Stati Uniti d’Europa. Niente di tutto questo. A distanza di venti anni si può affermare che, se le cose rimanessero così, l’idea di un’unità politica europea, del ritorno alle relazioni internazionali intese come eurocentriche, dopo la fine della Guerra Fredda in cui il Vecchio continente è stato l’oggetto delle contese delle due superpotenze entrambe esterne all’Europa, sarebbero ormai puro idealismo, con poche o nessuna chance di realizzazione.

E’ per questo che con la nascita di una nuova generazione di Europei si vuole intendere altro. Quell’altro è formato dalle persone, dalla società, dalle idee che sono state condivise con tutta quella parte di Europa che si trovava al di là del muro. Quei giovani che si abbracciavano e festeggiavano 20 anni fa sono diventati la classe dirigente di nuove entità statali vogliose di rinascita e libertà. Simbolo di speranza per il futuro e di sviluppo, con lo sguardo a quell’orizzonte che un muro troppo ingombrante non aveva dato loro la possibilità di essere visto, ma solo il vagheggiamento di essere sognato ed immaginato. I bambini e ragazzini che guardavano le immagini di quel muro sgretolarsi, sotto i colpi di martello di ogni singolo comune cittadino e tra le note dei Pink Floyd che accorrevano presso la Porta di Brandeburgo per celebrare l’evento, sono adesso gli stessi che, da Lisbona a Riga e da Stoccolma a Budapest, fanno parte della “generazione Erasmus”. E dunque sono loro i protagonisti di questa rivoluzione fatta a colpi di piccone e martello. Una rivoluzione quasi del tutto incruenta che ha portato milioni di persone ad interagire tra di loro, a sentirsi più liberi in un mondo tutto uguale, o almeno privo degli odiosi vincoli imposti da due generazioni sospettose e liberticide che hanno posto in essere quel muro.

La mente oggi va a quelle immagini, alle lacrime di gioia dei berlinesi che fanno festa, ma anche alle feste di oggi nei quartieri di Parigi e Londra, cui prendono parte ragazzi di Lubiana, Tallin, Oslo, Madrid e Roma. Questa è la più grande eredità lasciata dalla caduta del muro. Un’eredità fatta di persone e di società, dal momento che per il resto molte cose sembrano stiano tornando uguali: la Russia compete fortemente con gli Stati Uniti a suon di gasdotti e guerricciole di confine; l’Europa continua ad essere divisa e non sa schierarsi unitariamente su alcun oggetto di discussione; l’Asia e l’Africa continuano ad essere terreni di scontro in cui si inserisce anche la superpotenza cinese (e anche qui, non è una grande novità rispetto alla fine degli anni ’80…) e in Italia si continua a combattere una guerra ideologica tra destra e sinistra (che nel frattempo hanno assunto forme diverse da quelle di ieri, ma hanno mantenuto la retorica e il livello di scontro di venti o trenta anni fa, come se ancora ci fossero brigatisti contro picchiatori…). 

E allora è alla generazione Erasmus che dobbiamo guardare per sperare che la caduta del muro sia servita a cambiare davvero le cose. E, se così è, gli effetti del 9 novembre 1989 si vedranno tra una decina di anni, quando i ragazzi cresciuti senza l’ombra di quella parete saranno pronti per prendere decisioni importanti per i rispettivi Paesi, condividendo tutti quanti quello spirito di libertà e quella voglia di incontrare gli altri che hanno contraddistinto la nostra generazione. Da tutti quegli incontri, resi possibili dall’evento di quella notte di novembre, si saranno allora avuti dei risultati positivi in termini di creatività e voglia di crescere insieme. Il progetto stesso del Caffè è, in fondo, figlio del 9 novembre 1989 e la speranza è quella di poter presto cogliere i frutti di quella semina, per poter raccontare un mondo ed un’Europa diversa, protagonista, propositiva, catalizzatrice di progresso e libertà, così come lo fu Berlino 20 anni fa.

Leggi l’editoriale su Il Caffè Geopolitico

October 28, 2009

Il Caffè Geopolitico sul Corriere.it

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SUL CORRIERE - Siamo ancora neonati, fosse solo perché siamo sul web da quattro mesi. Ma piano piano, il Caffè comincia a diventare grande. Oggi abbiamo l’onore di farci presentare da Beppe Severgnini, su Italians. Potete leggere la nostra lettera e la sua risposta sul sito del Corriere (http://www.corriere.it/solferino/severgnini/). La riportiamo anche qui sotto:

"Geopolitici cercano vignettista"

Caro Beppe,chissà se ti ricordi di noi: due Italians al Festival di "Internazionale" a Ferrara. Eravamo in Italia da quanto sembra risultare dall’atlante geografico, ma dall’atmosfera che si respirava in città nei tre giorni del festival ci sentivamo all’estero, o forse ci è sembrato di aver visto l’Italia migliore. Quella che non ti aspetti, ma che da Italiano sai che esiste. Da under 30, poi, è proprio quell’Italia che ti fa dire: "No, anch’io no. Questo Paese non lo lascio". Insomma un’Italia in controtendenza rispetto a quella che siamo abituati a leggere sulla stampa nostrana ed internazionale (ahimé!). Ti abbiamo lasciato il volantino del nostro sito internet e ci hai detto di scriverti, così ci avresti presentato ai tuoi amici di Italians!

Eccolo il nostro sito: www.ilcaffegeopolitico.it, esperimento appena nato di micropolitica sul web che si rivolge a tutti quelli che vogliono saperne di più del mondo che li circonda e che su tanti argomenti continuano ad avere le idee un po’ confuse. Non per colpa loro!, le informazioni sono tantissime e destreggiarsi in questa selva non è facile. Noi ci proviamo a farlo per il nostro pubblico: dall’Afghanistan all’Iran, viaggiando sugli oleodotti che ci portano in Europa, fino al Sud America, rimbalzando attorno al tavolo del G8, 20, 2 e molto altro ancora. Eccoci qua dunque: un gruppo di Italians in Italia appassionati di tutto quello che accade oltre frontiera. A presto caro Beppe e grazie per la simpatia.

Anna, Stefano e gli altri caffeinomani della redazione ti salutano!

Ps: Presto sul nostro sito sarà anche possibile ascoltare una web radio

Ps2: ci consigli un vignettista?!

Anna Longhini

 

Certo che mi ricordo di voi e del vostro volantino (azzurro), cari Anna, Stefano & C.. Concordo: a Ferrara c’era "un’Italia in controtendenza". Mille persone in coda per sentir parlare di libertà d’informazione e "graphic journalism"! Ma ci pensate? Il vostro http://www.ilcaffegeopolitico.it mi sembra una buona idea, ed è ben fatto. Non ci sono molti posti per parlare di questi temi internazionali. Certo, c’è il nostro "Italians" - ecumenico e mai geloso delle iniziative altrui - e ci sono altre bei forum/blog di Corriere.it: http://americas.corriere.it/ di Rocco Cotroneo e http://leviedellasia.corriere.it/ di Marco Del Corona, sempre aggiornati e vivaci. Ma il mondo è grande, e lo spazio è tanto. In bocca al lupo, ragazzi!

PS Sul vignettista: oltre al celestiale Gioangeli, che però ha chiuso il "Riso degli angeli" (http://risodegliangeli.corriere.it/) per carico d’impegni, c’è Carlo Mantovani, che spesso è apparso nella DODICESIMA LETTERA di questo forum (http://carlomantovani.org/vignette.php). Un’altra possibilità: cercate penne (matite?) nuove. Dopo questa lettera, sono convinto, vi arriveranno diverse proposte.

NOVITA’ - Questa visibilità ci fa immensamente piacere, ma è tutt’altro che un punto d’arrivo. Anzi, vogliamo approfittare di questa occasione per rilanciare. Sì, perché “Il Caffè Geopolitico” vuole davvero provare a diventare grande. Nelle prossime settimane arriverà un sito completamente nuovo, più professionale, con molte “sorprese”. E per continuare a crescere, abbiamo bisogno anche di voi! Se siete appassionati di esteri, se volete provare a scrivere, se siete innamorati del graphic journalism e volete mandarci le vostre vignette (come quella, qui sotto, di Jacopo Marazia), insomma se volete aiutarci in ogni modo e collaborare, contattateci ( redazione@ilcaffegeopolitico.it), e proponeteci le vostre idee. Potete trovarci anche su Facebook (il nostro gruppo è qui: http://www.facebook.com/home.php?#/group.php?gid=109356313136&ref=ts)

SOLO L’INIZIO - Lo dicevamo già dal primo giorno: noi ci proviamo. Gli esteri, le relazioni internazionali, la geopolitica, sono troppo spesso poco considerati, o riservati agli “addetti ai lavori”. Vogliamo invece continuare a raccontare tutto questo in uno stile agile, frizzante, comunicativo, accessibile a tutti. Lo stile del “Caffè”: un momento di pausa, e un luogo di incontro e socializzazione, per provare a mostrare che i temi di cui trattiamo possono essere interessanti per tutti. Noi ci proviamo. Continuate a seguirci. In fondo, tra i vari caffè della giornata, un “Caffè geopolitico” in più non fa male di sicuro.

 

 

July 7, 2009

L’Aquila e il G-8: quale utilità?

Filed under: Daily updates, Europa

Pubblico per intero le mie riflessioni sul G-8 all’Aquila che si terrà da domani al 10 luglio, riportate dallo Spazio della Politica. Si tratta di pensieri che scrivo direttamente dall’Abruzzo, essendo io stesso dell’Aquila e, quindi, inevitabilmente coinvolto direttamente ed emotivamente in prima persona:

 

Queste sono le riflessioni che Stefano Torelli ci ha inviato dalla sua città d’origine, L’Aquila, in cui si trova in queste ore alla vigilia del G8. Una testimonianza d’indignazione misurata ed equilibrata, che vi preghiamo di condividere e diffondere. LSDP

La città dell’Aquila si appresta ad ospitare il vertice più controllato e militarizzato del mondo in un’atmosfera surreale. A tre mesi dal terremoto che ha colpito il capoluogo abruzzese, radendo al suolo gran parte della città e lasciando i suoi 70.000 abitanti senza una fissa dimora (tecnicamente “sfollati”), chi sistemato in strutture alberghiere sulla costa abruzzese e chi -circa 30.000- nelle tendopoli allestite negli spiazzi cittadini, il futuro è ancora molto incerto.

In questa incertezza generale, riguardante il futuro di chi ha perso tutto e non sa se e quando potrà riavere una casa nella propria città, se e quanti fondi avrà per la ricostruzione, quando e come partirà tale ricostruzione, con che criteri verranno assegnate le prime case provvisorie (se e quando verranno assegnate), quale sarà il destino dei mutui e delle imposte ancora da pagare, quando, come e dove si potrà trovare un altro impiego per le persone che hanno perso anche il lavoro…. In questa indeterminatezza e preoccupazione totale, una cosa è apparsa subito chiara e assicurata, già dal 23 aprile, per annuncio del Primo Ministro Silvio Berlusconi: L’Aquila sarà la sede del G-8. G-8 che, in principio, sarebbe dovuto tenersi all’isola della Maddalena, in Sardegna, e per la cui realizzazione erano stati già investiti diversi milioni di euro e risorse umane (che fine faranno tutti questi sforzi è un’altra storia). Nelle dichiarazioni del Premier l’organizzazione del vertice all’Aquila avrebbe avuto un impatto positivo per la città, in termini di attenzione mediatica, presa di coscienza dei principali capi di governo del mondo della gravità della situazione nella città e flusso di fondi per la futura ricostruzione, oltre che incentivo molto forte per l’effettiva messa in moto della macchina della ricostruzione, tramite gli estenuanti lavori di preparazione per l’occasione. Ma cosa significa un evento simile per una città come L’Aquila? Iniziamo dai numeri: 15.000 uomini delle Forze Armate per presidiare ogni via di accesso e ogni angolo (di quelli rimasti ancora praticabili dopo il sisma…) della città; 19 tra aerei ed elicotteri (tra cui caccia e Predator, i velivoli senza pilota) in volo costante sulla città; più di 50 veicoli militari; 2 impianti radar e postazioni missilistiche anti-aereo piazzate sulle colline circostanti L’Aquila; una sorta di ospedale da campo, mobile, per le emergenze, con più di 70 tra medici ed infermieri; più di 900 appartamenti nuovi di zecca per accogliere tutte le varie delegazioni e la stampa; il tutto su una superficie totale di quasi 50 ettari all’interno della caserma-bunker della Guardia di Finanza dell’Aquila (uno dei pochissimi complessi a non essere stato seriamente danneggiato dal sisma del 6 aprile), per una spesa totale di quasi 55 milioni di euro. Questi i numeri di un evento che durerà tre giorni (18 milioni di euro al giorno) e che, probabilmente, non porterà a nessuna decisione concreta sui grandi temi della politica internazionale, dal momento che il G-8 è un’istituzione ormai svuotata di ogni particolare valore effettivo e probabilmente obsoleta nella sua struttura (non è possibile, oggi, trattare le tematiche socio-politico-economiche del mondo escludendo la Cina, l’India, il Brasile, la Turchia, le realtà africane e persino i Paesi “scomodi” come l’Iran).

All’Aquila, per i cittadini nelle tendopoli e quelli che lavorano nelle istituzioni pubbliche, l’evento è vissuto più che altro come un qualcosa di inopportuno ed invadente. Molte attività commerciali sono state costrette a chiudere, per motivi di sicurezza e perché nelle strade in cui si trovano dovranno transitare i convogli dei Capi di Stato che giungeranno. I cittadini non riescono a muoversi liberamente da una parte all’altra della città, causa i controlli estenuanti da parte dei tantissimi posti di blocco. Chi vuole lasciare le tende ed uscire dai campi allestiti ha molte restrizioni e ha bisogno di permessi da parte dei responsabili delle varie tendopoli. Come ospiti in casa propria. Come se gli ospiti fossero loro, non i Capi di Stato accorsi. Tutto ciò metterebbe a dura prova i nervi di qualsiasi persona in una qualsiasi città, ne va da sé cosa comporta per i nervi già molto tesi e provati di chi è costretto a vivere in una situazione di emergenza da più di tre mesi per colpa del sisma. Come se non bastasse, la natura non sembra dare tregua e la terra continua ad avere smottamenti ogni giorno: venerdì scorso una scossa più forte delle altre, di intensità 4.1 della scala Richter, ha fatto riversare per le strade persino coloro che lavoravano all’interno della fortezza della Guardia di Finanza, sede del G-8. Per la prima volta è stato messo in discussione l’effettivo svolgimento del vertice all’Aquila, date le ovvie preoccupazioni ed ansie circa l’eventualità di scosse più forti. La Casa Bianca ha messo a punto, direttamente, delle misure di evacuazione del Presidente Obama e degli altri Capi di Stato in caso di scosse superiori ai 4 gradi della scala Richter e, nei giorni scorsi, si è cominciato a parlare di “piano B”. In un primo momento ciò avrebbe voluto dire uno spostamento a Roma del vertice, mentre è notizia di oggi che, in una tale eventualità, il G-8 sarebbe annullato del tutto, con il concreto rischio di aver gettato al vento anche questi 54 milioni di euro.

In questa cornice, gli Aquilani non possono fare altro che constatare di essere stati messi in secondo piano rispetto alle decisioni prese a livello governativo circa la gestione del post-terremoto. Da due mesi a questa parte, l’organizzazione del G-8 -in una piccola e tranquilla cittadina di montagna che non avrebbe mai potuto ospitare un simile evento fino al 5 aprile, figuriamoci adesso che è stata distrutta ed è una città fantasma- ha concentrato su di sé praticamente tutti gli sforzi finanziari ed operativi, con la maschera della ricostruzione. Le case, soprattutto nel centro storico, per la maggior parte parzialmente crollate, sono state lasciate per tre mesi senza puntellature e in balia del susseguirsi di altre scosse; solo i monumenti e le chiese hanno avuto un minimo di attenzione; chi è nelle tende o in esilio forzato non sa quando -e soprattutto dove- potrà tornare in città; la copertura finanziaria per la ricostruzione, secondo quanto scritto nel decreto legge, è “garantita” dal gioco alle lotterie (gratta e vinci compresi) degli Italiani, senza possibilità di istituire un’imposta di scopo. L’Aquila subisce l’imposizione dell’ospitare il G-8 e nessun aquilano ne sente davvero il bisogno, anzi: a fronte di tutte le emergenze che vi sono, i grandi della Terra non sembrano essere i benvenuti nella città, nella misura in cui per dar spazio alla loro passeggiata sulle macerie si è messo in secondo piano tutto il resto. Cioè le priorità. Cioè i piani di ricostruzione. Rabbia oltre allo sconforto, dunque.

Sembra di vivere in guerra: le piazze e le vie distrutte, come dai bombardamenti; i capi rinchiusi nella cittadella-bunker allestita ad hoc appena in periferia, come le cittadelle di comando medievali; le strade presidiate con la media di un poliziotto (o carabiniere, o alpino, o della Guardia di Finanza, o dell’Esercito e così via) ogni due persone, alla stregua dei check point nei Territori Palestinesi; la cittadinanza rinchiusa nei campi tenda, come i prigionieri di guerra o le popolazioni assediate. Quando si parla di politica responsabile non si intende esattamente tutto questo. Quando la Merkel, Sarkozy ed Obama parlano di aiuti alla popolazione, quella popolazione non avrebbe immaginato proprio un aiuto simile. Le scelte di responsabilità sono difficili da prendere, soprattutto per chi deve rispondere a milioni di persone delle proprie azioni. I Grandi della Terra, lasciandosi trascinare in un simile scenario, dovrebbero aver capito che non è in questo modo che si aiuta una città terremotata. Una città per cui, dall’8 al 10 luglio, varrà l’antica locuzione di Publio Cornelio Tacito: ubi solitudinem faciunt, pacem appellant, “laddove fanno il deserto, la chiamano pace”.

 

June 2, 2009

Daily News: nuove violenze nel Sud-Est dell’Iran

  • ISRAELE: il Presidente statunitense Barack Obama ha mandato il proprio inviato in Medio Oriente George Mitchell per inocntrare Netanyahu a Gerusalemme e discutere dello status degli insediamenti nella West Bank. Nello stesso tempo a Washington Obama è stato a colloquio con il Ministro della Difesa israeliano Ehud Barak. Stati Uniti e Israele sembrano rimanere su posizioni divergenti per quanto riguarda la questione degli insediamenti dei coloni israeliani, dal momento che Obama considera la cessazione di tale attività come un prerequisito per i colloqui di pace con i Palestinesi, ma il governo ultra-conservatore guidato da Netanyahu non sembra voler cedere su tale punto. Domani Obama arriverà in Medio Oriente per la sua prima vera visita nell’area nel tentativo di una stabilizzazione regionale. Incontrerà il re saudita, così come il Presidente egiziano e anche il capo dell’ANP Mahmoud Abbas. Ancora non è chiaro se Obama si recherà in Siria, dove peraltro un ufficiale statunitense si è nuovamente recato la settimana scorsa, a testimonianza del fatto che il canale di dialogo Damasco-Washington resta aperto.
  • IRAN: ancora incidenti e disordini nella capitale del Sistan-Bakuchistan Zahedan. Dopo l’attentato alla moschea sciita della settimana scorsa e la successiva impiccagione immediata dei tre arrestati sospettati di aver preso parte all’azione terroristica, oggi un incendio doloso è divampato in una succursale dell’Istituto Finanziario e di Credito Mehr, provocando la morte di almeno 5 persone. Gli incidenti hanno rischiato di creare tensioni anche con il vicino Pakistan: l’Iran ha chiuso i confini con il Pakistan, senza fornire spiegazioni ufficiali, ma probabilmente proprio a seguito dell’attentato a Zahedan. Nonostante ciò il Ministro degli Affari Esteri iraniano Manoucher al-Mottaki ha dichiarato che, con il governo presieduto da Ali Zardari, la cooperazione tra Islamabad e Teheran per la sicurezza nell’area del Baluchistan ha raggiunto livelli soddisfacenti.
  • LIBANO: il leader del movimento cristiano Marada Suleiman Franjieh, alleato della coalizione d’opposizione 8 marzo, ha dichiarato che in caso di vittoria l’opposizione è intenzionata a chiedere il controllo di 2/3 del governo. Inoltre ha aggiunto che, in caso di vittoria e nel caso in cui la coalizione del 14 marzo non voglia prendere parte alla formazione del nuovo esecutivo, l’attuale opposizione chiederà al Presidente della Repubblica Michel Suleyman di farsi garante del funzionamento delle istituzioni, tramite il diritto di veto sulle decisioni governative. Per quanto riguarda i Cristiani, Franjieh ha dichiarato che dopo le elezioni il suo movimento confluirà nel Movimento Libero Patriottico di Aoun, "per il bene e l’unità dei Cristiani".

May 29, 2009

Daily News: Obama e Netanyahu sempre più divisi sulla Palestina; Israele verso l’isolamento

  • LIBANO: a pochi giorni dalle elezioni parlamentari del 7 giugno, il leader del Movimento per il futuro e della coalizione del "14 marzo" Saad Hariri ribadisce che, in caso di vittoria delle forze di opposizione capeggiate da Hezbollah, non prenderà in alcun modo parte al futuro governo libanese. Intanto, secondo quanto dichiarato dall’attuale Ministro per i Lavori Pubblici ed i Trasporti Ghazi al-Aridi, il Presidente del Parlamento e capo di Amal Nabih Berri e il leader druso schierato con la maggioranza Walid Jumblatt si sono nuovamente incontrati e hanno dichiarato di trovarsi d’accordo su tutte le questioni di "carattere strategico" che interessano il Paese. Questo riavvicinamento è in corso già da qualche settimana ed è mirata a raggiungere una posizione comune tra i due fronti, a differenza delle posizioni più intransigenti di Hariri da un lato e Hezbollah dall’altro.
  • LIBANO: sono stati arrestati altri tre presunte spie per Israele, di cui una con passaporto israeliano, nella città costiera di Tiro. Si tratterebbe di due fratelli, Ali Gh. e Youssef H., a loro volta fratelli di un altro arrestato nei giorni scorsi con la stessa accusa: Nasser Nader. Un terzo arrestato, Anwar S., è addirittura il fratello della guardia del corpo personale del rappresentante di Fatah in Libano, Sultan Abul Ainayn. Quest’ultimo particolare preoccupa molto le autorità libanesi perchè testimonierebbe un livello di infiltramento del Mossad persino dentro le strutture palestinesi operanti in Libano.
  • PALESTINA: Mahmoud Abbas è in visita a Washington dove ha incontrato il Presidente Barack Obama. Quest’ultimo ha ribadito la sua contrarietà al progetto di espansione degli insediamenti israeliani nella West Bank, aggiungendo anche che i Palestinesi dovrebbero accantonare qualsiasi sentimento antisraeliano. La settimana scorsa vi era stata la visita di Benjamin Netanyahu, Primo Ministro israeliano, e nell’occasione il Presidente statunitense ed il capo del governo di Israele si erano trovati in disaccordo su due questioni cruciali per il cammino di pace tra Israele e Palestina: gli insediamenti illegali degli israeliani nella West Bank e la possibilità di una soluzione con due Stati. Le divergenze di vedute tra Washington e Tel Aviv pongono una seria minaccia alla risoulzione del conflitto arabo-israeliano in generale, dal momento che stando così le cose anche Paesi come la Siria o il Libano difficilmente potranno normalizzare i rapporti con lo Stato di Israele. Più di 280.000 israeliani vivono negli insediamenti della West Bank, oltre a 180.000 residenti a Gerusalemme Est, chiesta come futura capitale di un possibile Stato palestinese, ma sul cui status il Ministro degli Affari Esteri Lieberman ha più volte dichiarato di non voler fare alcuna concessione ai Palestinesi, bloccando così di fatto ogni trattativa seria per un accordo di pace permanente.
  • SIRIA: a Damasco si è tenuta la riunione annuale della Conferenza dei Paesi Islamici (OIC), alla presenza di tutti i Ministri degli Esteri. Il Ministro siriano Walid al-Muallem, nella conferenza stampa congiunta con il Segretario Generale dell’Organizzazione, il turco Ekmeleddin Ishanoglu, ha ribadito l’importanza dell’incontro, per la prima volta seguito da tutti i ministri di tale importanza. Si è parlato del dialogo tra Israele e Siria, cui Assad si è detto ancora disposto, così come delle relazioni tra Siria ed Egitto, che Muallem ha definito "del tutto normali", nonostante le divergenze di vedute su molti temi della politica medioientale negli ultimi mesi. LOIC potrebbe assumere una valenza sempre più politica e diventare un organo importante di consultazione tra tutti i Paesi islamici, per la risoluzione delle controversie regionali.
  • SIRIA: il primo Ambasciatore siriano in Libano della storia, Ali Abdel Karim Ali, ha presentato oggi le sue credenziali al Presidente della Repubblica del Libano Michel Suleyman a Beirut. Ufficialmente si concretizza la normalizzazione dei rapporti tra Damasco e Beirut, dopo decenni di non riconoscimento da parte del regime siriano.
  • TURCHIA: ancora morti e scontri per causa della guerriglia curda nel Sud-Est. Ieri sono stati uccisi 6 soldati turchi per effetto dello scoppio di una mina nella Provincia di Hakkai. Il DTP, partito che incarna le istanze curde e che nelle ultime elezioni amministrative ha conquistato gran parte delle Province del Sud-Est, ha condannato l’attentato, dimostrando di voler prendere le distanze dalle azioni del PKK e tentando di evitare l’ostracismo delle autorità turche. Dall’inizio dell’anno, in concomitanza con l’avvicinarsi delle elezioni amministrative e, poi, come effetto del risultato di queste ultime, oltre che in risposta ai tentativi del governo centrale di Ankara di porre fine una volta per tutte alla minaccia curda, gli attacchi del PKK si sono intensificati nuovamente ed il Paese è ancora coinvolto in una sorta di guerra intestina che ne mette continuamente a repentaglio la sicurezza interna.

May 26, 2009

Daily News: guerra di spie tra Israele ed il Libano

  • EMIRATI ARABI UNITI: il governo francese ha annunciato l’inaugurazione di una base militare negli Emirati Arabi Uniti, la prima base permanente di Parigi in Medio Oriente. La Base, chiamata "Peace Camp", si trova ad Abu Dhabi, nella strategica posizione di fronte allo Stretto di Hormuz, e ospiterà 500 soldati francesi. In questo modo la Francia ambisce a riconquistare, insieme a Stati Uniti e Gran Bretagna, una posizione di maggior rilievo e, soprattutto, permanente, all’interno dell’area mediorientale. Lo stesso Presidente Sarkozy, da due anni a questa parte, ha compiuto molti passi importanti nella zona, come quello di trainare il reinserimento della Siria nella Comunità Internazionale e mediare la normalizzazione dei rapporti tra Damasco e il Libano. Gli EAU, che figurano tra i primi Paesi al mondo per quanto riguarda le importazioni di armi, acquistano gran parte del proprio materiale bellico proprio dalla Francia.
  • LIBANO: le Forze Armate libanesi hanno arrestato un ex Colonnello dell’Esercito, Mansour Diab, nella cittadina di Akkar, con l’accusa di spionaggio a favore dello Stato di Israele. In tutto, da qualche settimana a questa parte, le autorità libanesi hanno già arrestato 12 persone con la stessa accusa, andando ad aumentare i sospetti e le accuse di Hezbollah circa un imminente attacco israeliano in Libano, soprattutto in vista delle prossime elezioni del 7 giugno. Già nei giorni scorsi il Partito di Dio aveva rigettato come "sioniste" le accuse del giornale tedesco Der Spiegel che davano anche ad Hezbollah la responsabilità dell’omicidio di Rafiq Hariri, contribuendo ad alzare i toni della tensione tra Tel Aviv e il movimento sciita libanese. Lo stesso leader del Partito di Dio, Nasrallah, aveva chiesto che ai cittadini libanesi coinvolti nello spionaggio per Israele, soprattutto a quelli sciiti, fosse comminata la pena di morte.
  • TURCHIA: il Ministro degli Affari Esteri Ahmet Davutoglu, in visita ufficiale a Baku, dove ha incontrato la controparte azera Elmar Mammadiyorov, ha ribadito l’importanza delle relazioni tra Turchia ed Azerbaijan, tentando di tranquillizzare ulteriormente il governo azero circa le intenzioni di Ankara, anche nel caso in cui quest’ultima dovesse arrivare a normalizzare i propri rapporti con la Repubblica d’Armenia. Davutolgu ha detto che la Turchia sarà sempre al fianco dei "fratelli e delle sorelle azere" e che l’Azerbaijan non rappresenta solo un’entità amica o un vicino, ma un "partner strategico". I rapporti commerciali tra Baku ed Ankara ammontano a circa 2 miliardi di dollari l’anno.

May 15, 2009

Daily News: nel Sinai rinvenuto un vero e proprio arsenale; l’Iran è già sul Mediterraneo?

  • EGITTO: le Forze egiziane hanno rinvenuto un vero e proprio arsenale nel deserto del Sinai, al confine con lo Stato di Israele: si tratta di 226 razzi, 40 mine, 50 proiettili da mortaio, 20 granate e almeno 3 missili anti-aereo. Il governo egiziano e Israele hanno lanciato dei sospetti sul corpo dei Guardiani della Rivoluzione dell’Iran; già da tempo si dice che l’Iran starebbe usando una nuova rotta, passante per il Corno d’Africa, il Sudan e l’Egitto attraverso il Sinai, per rifornire i suoi alleati nella costa orientale del Mediterraneo. In particolare i sospetti sono ricaduti nuovamente su Hezbollah o movimenti ad esso vicini, piuttosto che su Hamas, soprattutto alla luce delle elezioni che si teranno in Libano il prossimo 7 giugno. Nelle settimane scorse si è accesa una forte polemica tra Mubarak da un lato e, dall’altro, Teheran ed Hezbollah, di cui 6 membri sono stati arrestati in Egitto con l’accusa di architetare 3 diversi attentati in località turistiche sul Mar Rosso.
  • SIRIA: la Francia ha lanciato delle accuse contro il regime di Damasco, accusato di non essere collaborativo nel processo di tabilizzazione del Medio Oriente, soprattutto per quanto riguarda la democratizzazione del Libano. Il governo di Parigi ha affermato che, dopo un atteggiamento di aperture nel 2008, dal gennaio del 2009 la Siria avrebbe ricominciato ad assumere un comportamento che ostacola la normalizzazione regionale.
  • TURCHIA: il Presidente armeno Sargsyan ha dichiarato che le condizioni poste da Ankara per la nirmalizzazione dei rapporti Turchia-Armenia, cioè il ritiro delle truppe armene dal Nagorno-Karabakh, rappresenta una grave ingerenza negli affari armeni e sicurmente non aiuterà a risolvere le questioni territoriali tra Azerbaijan e Armenia.
  • TURCHIA: ancora due Guardiani dei Villagi uccisi dal PKK nel Sud-Est del Paese, stavolta nella Provincia di Siirti. Negli scontri, sono rimasti uccisi anche 3 guerriglieri curdi.
  • TURCHIA: il Presidente Abdullah Gul è in Siria per una visita di 3 giorni. Con lui anche il Ministro degli Affari Esteri Ahmet Davutoglu e diversi uomini d’affari, a testimonianza delle relazioni anche economiche e commerciali che si stanno intensificando tra Ankara e Damasco. Qualche settimana fa i due Paesi avevano firmato un importante accordo in materia di cooperazione militare; Gul tratterà anche la questione del dialogo tra Israele e Siria, che la Turchia media e per il quale Damasco si è detta disposta a ricominciare le fasi di negoziazione, dopo la rottura in seguito all’operazione "Piombo Fuso" nella Striscia di Gaza.

May 13, 2009

Daily News: anche la Siria offre armi al Libano

  • IRAN: secondo il quotidiano al-Watan, fonti iraniane avrebbero confermato il fatto che Teheran starebbe procedendo al dispiegamento di alcuni missili mobili terra-aria e terra-mare in alcune postazioni sullo Stretto di Hormuz. Le indiscrezioni sottintederebbero una tattica iraniana volta a fungere da deterrenza contro possibili attacchi aerei da parte delle Forze israeliane contro le installazioni nucleari dell’Iran. La mossa, se confermata, potrebe però anche essere letta come un segnale di risposta al pesante riarmo di cui si stanno rendendo protagonisti i Paesi arabi del Golfo, Emirati Arabi Uniti in testa.
  • LIBANO: dopo l’interesse mostrato da Russia, Stati Uniti ed Iran, anche la Siria ha ufficialmente offerto la fornitura di armi al governo libanese, per il futuro assetto delle Forze Armate di Beirut. Durante la visita nella capitale del Libano del Capo di Stato Maggiore siriano (la prima dal ritiro del 2005), il Generale Ali Habib, questi avrebbe manifestato l’intenzione di fornire al Libano cooperazione in campo militare e di sicurezza. Tale gesto potrebbe essere visto come un tentativo di influenzare l’esito delle elezioni politiche previste per il prossimo 7 giugno, ma in ogni caso appare come un conferma della distensione tra Damasco e Beirut, dopo decenni di congelamento dei rapporti. La Rappresentante degli Stati Uniti presso l’ONU, Susan Rice, ha anche ammonito il governo Siniora e le forze regionali circa la necessità di porre fine al traffico di armi che coinvolgerebbe Hezbollah in Libano e si è appellata alle Risoluzioni delle Nazioni Unite 1559 e 1701.
  • SIRIA: secondo quanto dichiarato dal nuovo Ambasciatore siriano in Turchia, Nidal Kabalan, oggi ricevuto dal Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan, Damasco sarebbe pronta a riprendere i negoziati indiretti per giungere ad un accordo di pace con lo Stato di Israele, tramite la mediazione di Ankara.
  • TURCHIA: due soldati sono stati uccisi in un agguato con una mina nel Sud-Est, nella Provincia di Hakkari, dopo che due giorni fa un altro attacco da parte dei guerriglieri curdi aveva provocato la morte di 5 Guardiani dei Villaggi. In Turchia, soprattutto a seguuto delle elezioni amministrative del 29 marzo, che hanno visto l’AKP perdere quasi del tutto il controllo nelle aree curda del Paese, le azioni terroristiche e di guerriglia contro i militari sono tornate ad intensificarsi sempre di più, rischiando di far sprofondare il Paese in una nuova stagione di violenza, simile a quella degli anni ‘80 e ‘90.

May 4, 2009

L’Iraq in cerca di investimenti in Europa

  • IRAQ: il Primo Ministro iracheno al-Maliki è in visita in Francia, dove ha ribadito l’intenzione di cercare degli investimenti esteri per far rilanciare il Paese, nonostante l’attuale clima di instabilità. In particolare, il colosso petrolifero francese Total era già stata invitata ad esplorare i giacimenti petroliferi del Sud dell’Iraq. Parigi potrebbe contribuire anche alla creazione di una nuova centrale nucleare, dopo che quasi trent’anni fa il reattore nucleare iracheno era stato distrutto da un attacco israeliano. Nel settore delle difesa, la Francia ha in progetto di fornire a Baghdad elicotteri per le Forze Armate irachene. La Total, in partnership con la Chevron, potrebbe  portare a termine un contratto per l’esplorazione e l’estrazione dei giacimenti petroliferi nel campo di Nahr Bin Umar: si tratterebbe di un contratto di ben 15 miliardi di dollari. L’obiettivo della Total sarebbe quello di produrre un milione di barili al giorno per almeno 14 anni.
  • PALESTINA: Khaled Meshaal è stato riconfermato alla guida dell’ala politica damascena di Hamas. Probabilmente per effetto del clima di preoccupazione che si sa creando in Medio Oriente e in Egitto e Israele in particolare per una possibile vittoria di Hezbollah nelle prossime elezioni politiche in Libano, il movimento islamico palestinese sembra essere più cauto negli ultimi giorni. In particolare oggi Meshaal ha dichiarato di rispettare le decisioni della Siria circa un possibile accordo di pace con Israele, prendendo così una posizione più accomodante nei confronti del dialogo arabo-israeliano, ma ferma restando l’opposizione a qualsiasi forma di occupazione israeliana dei territori palestinesi.
  • SIRIA: Damasco ha ufficialmente annunciato che provvederà all’estradizione di Hussein Jaafar, fratello di uno dei "signori della droga" in Libano, Ali Abbas Jaafar, ucciso dalle Forze libanesi nello scorso marzo. Proprio a seguito di quell’episodio, Hussein Jaafar sarebbe stato il protagonista di un’imboscata contro alcuni soldati libanesi avvenuta ad aprile, in cui 4 militari persero la vita. Il ricercato da Beirut era stato fermato in Turchia e successivamente consegnato alle autorità siriane; l’episodio potrebbe essere importantissimo, se analizzato con la chiave di lettura della cooperazione nei settori della sicurezza e dell’intelligence tra Turchia e Siria da un lato, ma soprattutto tra Damasco e Beirut.

April 3, 2009

Daily News: la Turchia entrerà nella EGF (European Gendarmerie Force)

  • ISRAELE: in una conversazione telefonica con il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha espressamente dichiarato di appoggiare una soluzione della questione palestinese che porti alla creazione di uno Stato per la Palestina. Anche il Primo Ministro britannico Gordon Brown si è unito all’appello; le dichiarazioni dei leader europei arrivano dopo quelle del Ministro degli Esteri isralieano Avigdor Lieberman, che due giorni fa aveva dichiarato di non sentirsi vincolato alle proposte scaturite dalla Confeenza di Annapolis.

 

  • IRAN: il Ministero degli Esteri iraniano, tramite il suo portvaoce Hassan Ghashghavi, ha ufficialmente smentito qualsiasi tipo di incontro "formale o informale, ufficiale o ufficioso", tra rappresentanti statunitensi ed iraniani in occasiomne del summit per l’Afghanistan all’Aja dello scorso 31 marzo. Era stato lo stesso Segretario di Stato Hillary Clinton, durante la conferenza stampa seguita alla conferenza, a dichiarare che si fosse svolto un incontro simile, pur sottolineando che non era stato inserito nell’agenda e non era stato programmato.

 

  • LIBANO: il Libano e la Giordania hanno firmato un importante accordo, per il passaggio dell’energia elettrica e gas naturale provenienti dall’Egitto. L’accordo è stato firmato dal Primo Ministro libanese Fouad Siniora e la controparte giordana Nader al-Thahabi. Nel progetto, legato a quello dell’Arab Gas Pipeline, rientra anche la Siria. Al-Thahabi, nel corso della conferenza stampa in cui i due Paesi hanno annunciato l’accordo, ha espresso anche l’intenzione di allargare il progetto anche a Libia, Iraq e Turchia, per la creazione di una rete elettrica comune.

 

  • SIRIA: dopo essere stato in Qatar in occasione del 21° summit della Lega Araba, il Presidente siriano Bashar al-Assad ha visitato altri due Paesi del Golfo, il Bahrein e l’Oman. Nella capitale del Bahrein Manama ha incontrato il Capo di Stato, Re Hamad bin Isa al Khalifa e nella capitale dell’Oman Muscat ha avuto un inconto con il Sultano Qaboos bin Said. Insieme ad Assad era presenta cnhe il Ministro degli Esteri Walid al-Muallem. In questo modo Damasco tenta di rafforzare anche i rapporti con i Paesi del Golfo arabo, dopo i segnali di distensione con l’Arabia Saudita.
  • TURCHIA: la Francia, alla vigilia del summit della NATO, ha annunciato l’intenzione di accettare la Turchia nell’iniziativa della Forza di Gendarmeria Europea (EGF), che attualmente comprende sei stati membri dell’Unione Europea: Francia, Italia, Olanda, Spagna, Portogallo e Romania. Si tratta di un passo importante, dal momento che Parigi aveva sempre rifiutato l’idea di allargare il progetto alla Turchia. Tale apertura è arrivata tramite una lettera del Mimistro degli Esteri francese Bernard Kouchner alla controparte turca Ali Babacan. Nello stesso giorno, il Primo Ministro Erdogan, in un intervento alla Chatham House di Londra, ha ribadito l’importanza primaria per il proprio governo dell’accesso di Ankara nell’Unione Europea.

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