Il braccio di ferro dell’Iran sul nucleare
Nel giorno in cui la Guida Suprema Ali Khamenei ha ricevuto un duro attacco pubblico da parte di un ostudente universitario (prontamente arrestato), il quale denunciava la mancanza di reali riforme democratiche, la presenza di un vero e proprio stato di polizia e l’impossibilità di criticare in alcun modo il regime ed il governo iraniano, riporto parte della mia analisi sulle trattative in corso sul programma nucleare iraniano, pubblicata sul Caffè Geopolitico.
LE PROPOSTE DELL’AIEA - Continua il braccio di ferro tra l’Iran ed il gruppo di negoziaizone per la questione del progrmma nucleare aviato da Teheran. La settimana scorsa, in un clima reso molto più teso dall’attentato che aveva colpito al cuore il regime dei Pasdaran, i rappresentanti iraniani hanno ricevuto dall’AIEA e dal suo Direttore Mohamed el-Baradei una proposta che sembrava potesse far uscire i negoziati dallo stallo attuale. El Baradei, in accordo con il gruppo dei cosiddetti “5+1”, ha proposto ad Ahmadi-Nejad di trasferire l’80% dell’uranio iraniano (in tutto circa 1.500 chili) parzialmente arricchito in Russia, in modo tale da poter essere ulteriormente arricchito per poter essere poi utilizzato come combustibile nucleare, a soli scopi energetici. Ciò in virtù del fatto che l’arricchimento del’uranio necessita di vari fasi diverse per l’uso civile, piuttosto che per quello militare […]
I PIANI DI TEHERAN - Ciò che sembra certo, comunque, è il fatto che Ahmadi-Nejad sembra voler assumere dei comportamenti non collaborativi a priori. Nonostante le timide aperture a parole da parte di Teheran, infatti, appena il governo iraniano si trova di fronte a reali soluzioni alla situaizone di impasse creatasi sulla qustione del nucleare, sembra adottare ogni strategia per depistare i suoi dialoganti, portando così ad un clima di esasperazione. Ciò probabilmnente è dovuto al fatto che l’Iran, al di là di ogni retorica affermazione, ha deciso di dotarsi comunque dell’arma nucleare e non intende in alcun modo fare dei passi indietro. Il possesso di armi nucleari sarebbe necessario e funzionale all’idea di Teheran di egemonia in tutto il contesto mediorientale. Con tale arma, infatti, l’Iran avrebbe, secondo i piani di Ahmadi-Nejad (e degli Ayatollah che, probabilmente, in questo lo sostengono), una capacità di deterrenza ed una proiezione i potenza sicuramente più profonda degli altri attori competitori e potrebbe addirittura porsi sullo stesso piano dello Stato di Israele, tentando di stabilizzare (paradossalmente, ma è questa la logica della deterrenza, come nella Guerra Fredda tra USA e URSS) i rapporti con gli Israeliani, per hgodere di un’incontrastata leadership sul mondo arab-musulmano che lo circonda. Se visti in quest’ottica, i piani iraniani difficilmente possono prevedere un accordo che metta fine alle ambizioni (che, nonostante le dichiarazioni ufficiali, il governo iraniano sembrerebbe davvero coltivare) di Teheran circa il possesso della bomba cona la B maiuscola. In questa cornice, è di nuovo l’Occidente a dover decidere il da farsi, nella speranza che lo stesso Israele non diventi troppo irritato dai continui tentennamenti iraniani e non decida di attivare i propri missili puntati ad Est.
